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Ricorso per adozione ordini di protezione

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Gli ordini di protezione presuppongono un’istanza da parte del soggetto vittima di abusi.
L'istanza può essere proposta anche dalla parte personalmente senza assistenza di un legale, con ricorso al tribunale del luogo di residenza o domicilio, che provvederà in camera di consiglio in composizione monocratica.

A seguito della presentazione del ricorso, il Presidente del Tribunale provvederà a designare il giudice a cui è affidata la trattazione del ricorso, il c.d. giudice istruttore, il quale, sentite le parti, procederà all'istruzione della causa, disponendo anche eventuali indagini sui redditi, sul tenore di vita e sul patrimonio delle parti a mezzo della polizia tributaria.
Il giudice deciderà con decreto motivato immediatamente esecutivo.
In caso di urgenza, l’ordine di protezione potrà essere assunto inaudita altera parte (senza che le parti siano ascoltate in udienza), e poi, con successiva udienza di comparizione delle parti entro un termine non superiore a quindici giorni, il giudice confermerà, modificherà o revocherà l'ordine di protezione.
Contro il decreto con cui il giudice adotta l'ordine di protezione o rigetta il ricorso, è ammesso reclamo al tribunale entro il termine perentorio di dieci giorni dalla comunicazione o della notifica del decreto, ai sensi dell’art. 739, comma II, c.p.c..

 

736-bis. Provvedimenti di adozione degli ordini di protezione contro gli abusi familiari.
Nei casi di cui all'articolo 342-bis del codice civile, l'istanza si propone, anche dalla parte personalmente, con ricorso al tribunale del luogo di residenza o di domicilio dell'istante, che provvede in camera di consiglio in composizione monarchica.
Il presidente del tribunale designa il giudice a cui è affidata la trattazione del ricorso. Il giudice, sentite le parti, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione necessari, disponendo, ove occorra, anche per mezzo della polizia tributaria, indagini sui redditi, sul tenore di vita e sul patrimonio personale e comune delle parti, e provvede con decreto motivato immediatamente esecutivo.
Nel caso di urgenza, il giudice, assunte ove occorra sommarie informazioni, può adottare immediatamente l'ordine di protezione fissando l'udienza di comparizione delle parti davanti a sé entro un termine non superiore a quindici giorni ed assegnando all'istante un termine non superiore a otto giorni per la notificazione del ricorso e del decreto. All'udienza il giudice conferma, modifica o revoca l'ordine di protezione.
Contro il decreto con cui il giudice adotta l'ordine di protezione o rigetta il ricorso, ai sensi del secondo comma, ovvero conferma, modifica o revoca l'ordine di protezione precedentemente adottato nel caso di cui al terzo comma, è ammesso reclamo al tribunale entro i termini previsti dal secondo comma dell'articolo 739. Il reclamo non sospende l'esecutività dell'ordine di protezione. Il tribunale provvede in camera di consiglio, in composizione collegiale, sentite le parti, con decreto motivato non impugnabile. Del collegio non fa parte il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato.
Per quanto non previsto dal presente articolo, si applicano al procedimento, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti (1).

(1) Il Capo V-bis, con l'art. 736-bis, è stato aggiunto dall'art. 3, L. 4 aprile 2001, n. 154. Sull'ambito di applicazione delle disposizioni contenute nel presente capo vedi gli articoli da 5 a 8 della suddetta legge n. 154/2001.

 

In dottrina si discute se tale procedimento abbia o meno natura cautelare.

Sicuramente il procedimento svolge una funzione anticipatoria rispetto ai provvedimenti che potrebbero essere adottati nel corso di un giudizio di separazione o di divorzio, tanto che la domanda non è proponibile qualora si sia svolta l'udienza presidenziale. In questo caso, infatti, le esigenze sottese alla emanazione dell'ordine di protezione ben possono essere manifestate al presidente in sede di comparizione dei coniugi, e questi potrà adottare i provvedimenti a tutela della salute o della integrità fisica e/o morale dei vari componenti della famiglia.

Legittimato a richiedere un ordine di protezione non è solo il coniuge, ma anche qualsiasi altro convivente, per tale dovendosi intendere non solo il convivente more uxorio ma qualunque soggetto si trovi in un rapporto di stabile relazione con l'autore del comportamento pregiudizievole.

Le condizioni sostanziali per il ricorso agli strumenti di protezione dagli abusi familiari sono descritte nell'art. 342bis c.c.

Art. 342-bis.
Ordini di protezione contro gli abusi familiari.

Quando la condotta del coniuge o di altro convivente è causa di grave pregiudizio all'integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell'altro coniuge o convivente, il giudice, su istanza di parte, può adottare con decreto uno o più dei provvedimenti di cui all'articolo 342-ter.

Art. 342-ter.
Contenuto degli ordini di protezione.

Con il decreto di cui all'articolo 342-bis il giudice ordina al coniuge o convivente, che ha tenuto la condotta pregiudizievole, la cessazione della stessa condotta e dispone l'allontanamento dalla casa familiare del coniuge o del convivente che ha tenuto la condotta pregiudizievole prescrivendogli altresì, ove occorra, di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dall'istante, ed in particolare al luogo di lavoro, al domicilio della famiglia d'origine, ovvero al domicilio di altri prossimi congiunti o di altre persone ed in prossimità dei luoghi di istruzione dei figli della coppia, salvo che questi non debba frequentare i medesimi luoghi per esigenze di lavoro.

Il giudice può disporre, altresì, ove occorra l'intervento dei servizi sociali del territorio o di un centro di mediazione familiare, nonché delle associazioni che abbiano come fine statutario il sostegno e l'accoglienza di donne e minori o di altri soggetti vittime di abusi e maltrattamenti; il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi che, per effetto dei provvedimenti di cui al primo comma, rimangono prive di mezzi adeguati, fissando modalità e termini di versamento e prescrivendo, se del caso, che la somma sia versata direttamente all'avente diritto dal datore di lavoro dell'obbligato, detraendola dalla retribuzione allo stesso spettante.

Con il medesimo decreto il giudice, nei casi di cui ai precedenti commi, stabilisce la durata dell'ordine di protezione, che decorre dal giorno dell'avvenuta esecuzione dello stesso. Questa non può essere superiore a un anno ea può essere prorogata, su istanza di parte, soltanto se ricorrano gravi motivi per il tempo strettamente necessario.

Con il medesimo decreto il giudice determina le modalità di attuazione. Ove sorgano difficoltà o contestazioni in ordine all'esecuzione, lo stesso giudice provvede con decreto ad emanare i provvedimenti più opportuni per l'attuazione, ivi compreso l'ausilio della forza pubblica e dell'ufficiale sanitario.

 

 

 

Ricorso ex art. 736-bis c.p.c. per l’adozione

di ordini di protezione contro gli abusi familiari

La sig.ra XXX, nata a XXX il XXX ed ivi residente  in Via , c.f. , domiciliata presso lo studio dell’Avv. Emanuela Laganà, che la rappresenta e difende come da procura apposta a margine del  presente atto,


premesso


-che la ricorrente è sposata sin dal XXX con il sig.XXX, nato a XXX il XXXX ed ivi residente in Via XXX;
-che dal matrimonio sono nati tre figli,  XXX;
-che l'istante ha deciso di intraprendere l'azione per la separazione legale dal proprio marito, sig. XXX, a causa della violazione dei doveri coniugali da parte dello stesso per averla tradita con altra donna e per le continue vessazioni subite durante gli anni di matrimonio;

-il sig. XXX ha abbandonato la propria moglie e i propri figli una prima volta, a causa del rapporto extraconiugale con altra donna. Perdonato dalla moglie ha fatto rientro in casa ma per sole due settimane; infatti, una volta che la signora ebbe a scoprire l'ennesimo tradimento del marito - che, tracotante, pretendeva che la signora tollerasse un simile atteggiamento - lo invitava a lasciare nuovamente l'abitazione coniugale;

-la signora continua ad oggi a subire minacce e molestie da parte del proprio marito, fatti per i quali la signora ha notiziato i Carabinieri che hanno provveduto a convocare il marito; il sig. XXX , infatti, incessantemente continua a telefonare e ad inviare messaggi SMS al telefonino della signora, minacciandola e cercando di ingerirsi nell’organizzazione dei tempi di vita della ricorrente, che ormai vive in una situazione di timore e ansia;

-infine, in data 10.03.2009 il sig. XXX si è recato presso l'abitazione coniugale, costringendo fisicamente la ricorrente con schiaffi, calci e pugni, a lasciare l'abitazione  (di proprietà comune dei coniugi) dove da anni la coppia viveva con i  figli e ha preteso di tenere con sè i propri figli, sottraendoli alla signora;

-il sig. XXX è un agente di pubblica sicurezza, possessore di arma da fuoco per motivi di lavoro e, pertanto, la moglie teme per la propria incolumità e per quella dei propri figli;

-la condotta del sig. XXX è inequivocabilmente causa di un grave pregiudizio all'integrità fisica e morale ovvero alla libertà della ricorrente; nell’interpretare il concetto di evento pregiudizievole di cui all’art. 342 bis c.c. è possibile rifarsi alle elaborazioni formulate in sede penale e, in particolare, a quelle che attengono ad alcuni dei beni giuridici nei delitti contro la persona; il pregiudizio alla “integrità fisica” si verifica quando la persona è vittima di atti di violenza che incidono direttamente sul suo corpo, come nel caso di percosse o lesioni. Con l’espressione “integrità morale” si fa riferimento al patrimonio dei valori dei quali il soggetto è depositario. L’irrinunciabile tutela della salute, valore protetto dalla Costituzione (art. 32), impone di accogliere un’interpretazione della norma tale da comprendere anche il pregiudizio all’integrità psichica, particolarmente esposta nel caso di rapporti familiari patologici. Il valore della “libertà”, invece, si apprezza per il suo significato più ampio, non circoscritto alla personalità morale dell’individuo, ma esteso a tutti quei profili che riguardano la capacità del soggetto di autodeterminarsi (artt. 2, 13, 15 e 21 Cost.). Il pregiudizio di cui all’art. 342-bis c.c., infine, legittima l’adozione degli ordini di protezione solo se sia raggiunta la soglia quantitativa e qualitativa della “gravità”, ossia in presenza di una condotta pregiudizievole – anche coincidente con un solo episodio violento, purché di entità tale da far temere la reiterazione della condotta – diretta a ledere i beni tutelati (Trib. Bologna, decreto 21 marzo 2005 depositato il 22 marzo 2005).


Tutto ciò premesso

RICORRE

ex art. 736 bis c.p.c. affinché il Tribunale adito voglia ordinare al sig. XXX la cessazione della condotta pregiudizievole e disporre l'allontanamento dalla casa familiare nonchè disporre il pagamento di un assegno di mantenimento in favore dei figli e della ricorrente.

Chiede, altresì, ricorrendo la situazione d'urgenza, voler provvedere inaudita altera parte adottando immediatamente l'ordine di protezione e fissando successivamente l'udienza di comparizione.


Con vittoria di spese e compensi


Dichiarazione di valore ai fini del contributo unificato.


Il sottoscritto avv. Emanuela Laganà ai sensi dell’art. 14 del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115 dichiara che il valore della causa è indeterminabile.


Catania, lì


Avv. Emanuela Laganà

 
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